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CALCIATRICI E CROCIATO, QUANDO LA NATURA SI METTE CONTRO LE ATLETE

Immagine del redattore: Calciofemminile_ItaliaCalciofemminile_Italia

Durante questo turno di serie A abbiamo visto come la Juventus femminile abbia subito per parte della partita gli attacchi di un Sassuolo in grande stato di forma prima di subire il poker imposto dalle bianconere. Al di là dei motivi tattici che possono essere letti, la Juventus in qualche modo sta sentendo (seppur riuscendo ad ovviare) la mancanza del capitano Sara Gama dopo l’infortunio rimediato alla coscia destra i primi dello scorso mese. La rosa bianconera non è affatto nuova a questo determinato tipo di problematiche legate a problemi fisici, anzi, ricorderanno tutti il grave infortunio rimediato da Martina Rosucci nel 2018, che ha costretto la calciatrice ad un lunghissimo stop durato circa sette mesi, interessando questa il legamento crociato anteriore destro. Siamo abituati nel calcio maschile ad assistere a questo tipo di terribili infortuni con relativa frequenza. Per snocciolare qualche numero possiamo dire che di 477 atleti presi in esame dal 1980 al 2013, il 31% di questi hanno riportato una lesione del legamento crociato anteriore.

La grave problematica di questo tipo di lesioni è legata alle ripercussioni che possono comportare dopo il rientro dallo stop al ginocchio opposto, o ancor di più allo stesso recuperato. Infatti di questo 31% ben il 22% ha subito un successivo ulteriore infortunio al legamento dello stesso ginocchio, mentre il 17% si è dovuto fermare per problemi al legamento opposto. Appreso quante ripercussioni (dirette e non) possa portare un infortunio al LCA (legamento crociato anteriore), va anche sottolineato quanto le donne siano più predisposte a questo tipo di lesioni. Non serve grande attenzione per notare quanto infatti sia più frequente, e spesso più grave questo infortunio nel calcio femminile rispetto a quello maschile; basti pensare al caso Megan Rapinoe, che ha subito per ben tre volte la rottura del LCA (nel 2006, poi 2007 e infine il più recente nel 2015). Sono state studiate approfonditamente le cause che determinano questo dato, e si è arrivati alla conclusione che i motivi possono essere di due tipi: intrinseci, quindi legati a fattori associati al corpo; ed estrinseci, legati a fattori esterni. Nei motivi estrinseci vanno riportate le pessime condizioni di alcuni campi da gioco nel calcio femminile. Queste sono problematiche non nuove anche al mondo degli uomini, basti pensare al caso Dembele’, dove alla causa del suo infortunio (questa volta al bicipite femorale destro) si diceva fossero legate le condizioni del campo del Signal Iduna Park di Dortmund, in rimediò la lesione. Per quanto riguarda invece i fattori intrinseci (più gravi, e più difficilmente ovviabili) entrano in gioco fattori ormonali, in relazione all’effetto degli estrogeni e al ciclo mestruale. Per di più alcuni studiosi hanno associato il rischio di lesione di n


on contatto del LCA con l’utilizzo di contraccettivi orali (che se ingeriti simulano gli ormoni ovarici) e la fase pre-ovulatoria del ciclo mestruale. Senza addentrarci in troppi tecnicismi, possiamo dire che fattore principale della rottura del crociato nelle donne è data dalla lassita’ legamentosa generalizzata (dove per lassita’ legamentosa si intende una condizione di tensione inferiore alla norma di un legamento a livello dell'articolazione e che rende instabile la stessa.) decisamente più presente nel corpo femminile.


Questo è ovviamente un fattore molto grave se si tengono anche a mente le percentuali di recidività di questo infortunio. Ad oggi, l’unico modo per tamponare al meglio questo fattore anatomico e quello del training neuromotorio, pratica che resta comunque molto delicata e particolarmente prolissa. Insomma, le calciatrici oltre a dover lottare in campo, fuori contro chi le scredita, e talvolta fra di loro in allenamenti particolarmente concitati, sono costrette a portare avanti una battaglia continua contro la natura, nella quale si spera verranno aiutate in futuro dal progresso medico e scientifico. Per adesso facciamo appello il più possibile alla sorte, ed al fatto che il più possibile si cerchi di limitare i danni.


Di Marco Villani

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